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Studenti e disabilità: da limite a valore aggiunto per l’intero sistema scolastico.

Settembre è il mese per antonomasia del rientro a scuola. Le famiglie si trovano a dover fare i conti con i libri, il corredo completo di zaini, grembiule e cancelleria per affrontare l’anno scolastico al meglio.

Ma ci sono anche famiglie “speciali”, dove a questi “pensieri” vanno ad aggiungersi altre problematiche più importanti: ovvero l’ingresso a scuola di figli con disabilità fisica e/o mentale.

Come è facile intuire, per questi studenti l’inserimento può rappresentare un passaggio più difficoltoso rispetto al resto della classe.

In Italia l’inclusione scolastica per gli alunni con disabilità ha percorso diversi step e conosciuto fasi differenti. A partire dalla legge quadro 104/92, che fornisce le linee e le direttive in materia. Questa legge arriva dopo un lungo percorso di normative varie ed è diventata il faro di riferimento in materia.

La legge infatti nasce con l’intento di “promuovere il rispetto della persona disabile, dei suoi diritti di libertà e di autonomia, attraverso la piena integrazione in famiglia, a scuola, nel lavoro e nella società”. Ma il punto chiave è che “…promuove l’integrazione scolastica quale obiettivo di sviluppo delle potenzialità della persona.”

In fondo la scuola è il luogo dove si gettano le basi della personalità di ogni futuro adulto, ed è dunque fondamentale che il primo approccio, specie per le categorie di alunni con disabilità, sia al massimo delle potenzialità.

Certamente moltissimo è stato fatto per rimettere l’inclusività al centro degli obiettivi del sistema scolastico, dove fino a qualche decennio fa gli studenti disabili venivano “relegati” in scuole speciali e classi differenziali.

Da tenere a mente sono le “Linee Guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità”, un documento normativo trasmesso dal Miur nel 2009 che segna una vera e propria linea di demarcazione nell’evoluzione dell’integrazione scolastica in Italia.

In questo documento si tengono in conto, per la prima volta, diversi fattori determinanti: il contesto ambientale, che mette in relazione il luogo in cui lo studente disabile si trova e le relazioni umane, ma anche il ruolo del dirigente scolastico e del sistema amministrativo. Viene inoltre delineata la figura chiave dell’insegnante di sostegno.

Dopo aver analizzato quindi una serie di fattori è possibile redigere il Piano Educativo Individualizzato (PEI), un documento fatto a misura di studente che tiene conto di tutti i bisogni.

È chiaro che ad essere coinvolti nel PEI non possono essere soltanto gli insegnanti di sostegno ma anche il resto dei docenti della classe, le eventuali strutture esterne (come associazioni di assistenza) e soprattutto la famiglia.

Ad oggi gli alunni con disabilità che frequentano le scuole sono in crescita rispetto al passato ma è anche vero, purtroppo, che a molti non viene garantita una continuità didattica. E sono ancora in tanti che non riescono a partecipare alle gite con pernottamento per una serie di problemi tecnico/logistici e di amministrazione.

In questo scenario nazionale è ancora invalidante il fatto di risiedere in una regione del mezzogiorno d’Italia rispetto al nord: gli strumenti didattici messi a disposizione sono ancora insufficienti e ci sono pochi assistenti all’autonomia.

A questi problemi si aggiungono spesso barriere architettoniche ancora troppo presenti negli istituti scolastici, che impediscono materialmente l’accesso degli studenti, e il poco sviluppo di tecnologie informatiche che potrebbero dare un sostegno maggiore alla didattica.

È facile intuire da questa breve analisi come il problema che ruota attorno agli alunni con disabilità sia una matassa ingarbugliata formata da tanti fili (amministrazioni pubbliche, istituti scolastici e famiglie) che si intrecciano.

Proprio per questo Medi Care, grazie all’esperienza quotidiana con la disabilità maturata negli anni, ha strutturato e organizzato due servizi mirati al supporto delle famiglie con ragazzi portatori di handicap e in età scolastica.

Si tratta del servizio di Assistenza agli Alunni con handicap, svolto da operatori specializzati durante gli orari di permanenza a scuola, e il servizio di sostegno educativo domiciliare.

Il primo ha come scopo l’inclusione e la socializzazione dell’alunno nel contesto classe e scuola, nonché la sua autonomia e comunicazione personale, il miglioramento dell’apprendimento e della vita di relazione al fine di scongiurare il rischio di emarginazione.

Il secondo invece, più in generale, è rivolto non solo ai portatori di handicap ma anche a tutti i ragazzi che per vari motivi vivono in condizioni di difficoltà: riguarda infatti una serie di attività rivolte ai minori e al loro nucleo familiare a rischio di disagio sociale.

I servizi offerti da Medi Care sono solo una piccola goccia nel mare della legislazione e della burocrazia ma riescono a dare sollievo e sostegno reale a tante famiglie in difficoltà.

Da tutto questo si capisce come l’inclusione scolastica sia ancora un processo in fase di sviluppo, sia dal punto di vista normativo che da quello didattico.

La “disabilità” di qualche alunno non deve essere vista come una limitazione ma come un valore aggiunto per l’intera comunità di studenti e docenti.

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